domenica 28 dicembre 2008

Ciriaco De Mita verso il «sì» all'intesa in Irpinia con il centrodestra

da IL MATTINO del 27/12/2008
ALDO BALESTRA
Avellino.
Ciriaco De Mita verso il «sì» all'intesa in Irpinia con il centrodestra, con nuove, pesanti accuse ai rappresentanti del Pd.
Tutto questo in un'intervista televisiva ad Irpinia Tv, alla vigilia di Natale, che ha scatenato reazioni in entrambi i poli. Il leader di Nusco boccia un'eventuale ipotesi di rimettere insieme il «vecchio» centrosinistra. Per De Mita l’esperienza «è da liquidare e si deve dar vita ad un'altra. E su questo voglio essere molto preciso e molto sereno. Io mi aggregherò con chi ha interesse a definire dei criteri di gestione dell'attività amministrativa in maniera diversa. Ma non dal centrosinistra, dal passato». Ed ancora: «La prefigurazione più probabile è quella di una convergenza con il centrodestra. Ma intorno ad un programma amministrativo. Con tutte le difficoltà che questo passaggio comporta, ma ritengo che questo sia un passaggio salutare, quasi da ”movimento di liberazione” rispetto ad un sistema che quando aveva una nobiltà aveva i suoi difetti, ora abbiamo perso la nobiltà ed abbiamo esaltato i difetti. Bisogna fare questa azione di pulizia». Rispetto alla volontà del deputato Francesco Pionati, ex Udc ora Alleanza di Centro, a scendere in campo per la carica di sindaco di Avellino, è stato lapidario: «Pionati non è candidato a sindaco per noi». E sempre sulle questioni legate al capoluogo irpino, De Mita ha ribadito le critiche a Galasso, definendolo «un semi-Napoleone che s'è misurato sui problemi sempre tentando di non risolverli. La soluzione dei problemi era evitarli». L'atto d'accusa di De Mita ha nuovamente colpito anche Alberta De Simone, ex presidente della Provincia di Avellino. Il presidente regionale della Costituente di Centro, il movimento sostenuto da Casini per rafforzare l’area moderata, ha ripercorso i momenti che hanno preceduto il commissariamento dell'ente: «Evidentemente la piccola regina degli Zar immaginava che poteva prevaricare imbrogliando tutti». De Mita non ha nascosto poi la propria amarezza «per la guerra avviata da ex amici di partito, che comincia in maniera incomprensibile con la mia uscita dal Pd. È una cosa che mi ha segnato. Mi aspettavo rispetto da parte di chi aveva un'opinione diversa nei miei confronti, ma ho registrato un momento di inutile guerra. La guerra andava fatta al competitore e non a me». Infine, una battuta velenosa riservata al senatore Enzo De Luca, con riferimento alla sua attività a Palazzo Santa Lucia: «C'è stato un assessore irpino nella giunta regionale fino all'altro ieri, ma nessuno se n'è accorto. Eppure c'è stato». Il diretto interessato ha preferito non replicare, rinviando ogni risposta («Ma i toni saranno diversi», ha anticipato De Luca) a una conferenza stampa. Nel centrodestra le reazioni sono di segno differente. Il commissario irpino di Forza Italia, l'onorevole Marco Mario Milanese, s'è detto «ben contento della disponibilità di De Mita». «Puntiamo a un patto basato su una serie di proposte per rilanciare la nostra provincia. Un patto allargato, intorno al quale aggregare tutte le forze politiche, eccezion fatta per il Pd, e la società civile. Serve un segnale di rottura da parte di chi ha percorso un tratto con il Pd ed il resto del centrosinistra che hanno fallito. E questo De Mita l'ha fatto». Milanese, comunque, ribadisce «la centralità del Pdl, che è forza di governo». Il coordinatore dell'opposizione in Regione, Franco D'Ercole, s'è mostrato, invece, critico. Ed ha attaccato: «Le dichiarazioni di De Mita sono un concentrato di opinioni che identifica molto di più la sua storia. Non vorrei che quel passato sia diventato poco nobile perché è stato escluso. S'è accorto con ritardo degli sfasci di un sistema di potere, di cui è stato maestro e detentore. De Mita dovrebbe anche dire che ha condiviso le responsabilità maggiori dei disastri».

sabato 20 dicembre 2008

Criminalità: non possiamo più chiudere gli occhi

Sono tra quelli che non sanno se scegliere una limitazione della propria libertà di “vivere” oppure una maggiore sicurezza per se ed i propri concittadini. Lo confesso. Il dubbio è atroce. La prima immediata riflessione mi spinge a sollecitare un fermo e deciso intervento delle Forze dell’ordine di fronte alla moltitudine di episodi criminali di cui ogni giorno la cronaca ci informa. Si badi che molti di questi non vengono più nemmeno denunziati dalle vittime le quali hanno oramai una sorta di assuefazione al bollettino giornaliero, trasmesso anche oralmente nei crocicchi e negli incontri privati. Si spera, si prega affinché quello che è successo ad appena dieci metri da casa propria non abbia a verificarsi per se ed i propri congiunti.
Tuttavia non può essere la speranza e la preghiera la soluzione del problema che oramai interessa in maniera indifferenziata ogni cittadino, qualunque sia il ceto di appartenenza, e vede tra gli autori sia stranieri che “vicini di casa”. E’ la globalizzazione del crimine, micro o organizzato che sia.
Solo qualche giorno fa una ragazza, in compagnia di altre due amiche e di un amico, è stata inizialmente oggetto di molestie verbali da parte di due ragazzi in scooter che si sono improvvisamente moltiplicati, divenendo una decina, appena il ragazzo che la accompagnava ha accennato una reazione a difesa della amica. Di fronte ad una preponderante forza offensiva il coraggioso giovane ha dovuto soccombere trascinato tra i sacchetti di rifiuti e con le ragazze spintonate e schiaffeggiate. Mi è stato confermato che erano mani e piedi locali quelli in “azione” e che anche questo episodio non è stato denunziato.
Qualcuno ha definito tali avvenimenti, che si verificano a decine ogni giorno, forme di bullismo cercando di dare ad essi motivazioni sociali paradossalmente nobilitanti. Non condivido. E’ delinquenza che si allena e cresce, si raffina e si finanzia per soddisfare la propria ingordigia.
L’episodio che l’altra sera ha visto coinvolto il Generale della Guardia di Finanza A. Raucci, nostro concittadino che appena agli inizi di ottobre ha lasciato il servizio attivo dopo ben 44 anni dedicati allo Stato ed alla Legalità, ci ha lasciati sconcertati e senza parole. A lui ed alle altre vittime dei quotidiani soprusi e dei vili attacchi alla vita e alla dignità, oltre che al patrimonio, vanno i sentimenti di una solidarietà che si deve spingere oltre l’emotività del momento. Per questo lunedì 22 il coordinamento cittadino dell’UDC, già convocato per il tradizionale scambio di auguri, alla presenza dell’on.le Zinzi definirà una concreta iniziativa per porre un argine al dilagare di simili episodi e da sottoporre alle istituzioni locali e nazionali.

Giovanni Russo, segretario cittadino dell'UDC di Marcianise

sabato 13 dicembre 2008

Stufi anche di dire: "l'avevamo denunziato"

Questa amministrazione provinciale non si smentisce. Il 14 giugno 2008, col titolo Il silenzio dell'Amministrazione Provinciale sul Bando per la selezione di 1.888 volontari da impiegare in progetti di servizio civile nazionale nella Regione Campania, ci chiedevamo come mai l'Ente non avesse dato alcuna pubblicità all'evento. Avevamo immaginato che De Franciscis ritenesse sufficiente il passaparola della maggioranza di centrosinistra ed un angolino (da caccia al tesoro) sul sito internet della provincia. Provvedemmo noi a darne notizia non ritenendo la cosa un fatto per pochi intimi. Non ci siamo sbagliati ma non siamo riusciti a dare trasparenza alla selezione considerato che oggi il capogruppo di A.N. ha dichiarato che stranamente "oltre il 90% di tutti quelli che sono risultati idonei sono residenti nei collegi elettorali dei consiglieri di maggioranza." [leggi su Casertanews]... Nelle prossime ore vi faremo conoscere i nomi dei 21 prediletti, quelli che appartengono alla fitta ragnatela di parenti ed affini, facendo così un ulteriore favore al presidente della Provincia ed ai suoi accoliti che potranno far conoscere meglio la loro mercanzia. Ci ringrazieranno per questo spot pubblicitario?

Accedere ai fondi POR per il monitoraggio e controllo dell'inquinamento

L’UDC di Marcianise, con l’on.le Domenico Zinzi ed il vice segretario cittadino Franco Tartaglione, ha richiesto un incontro con la Commissione Straordinaria per cercare di porre riparo ad una grave inadempienza affinché siano individuate le modalità di accesso ai piani ARPAC, con fondi POR, per il monitoraggio e controllo dell'inquinamento atmosferico nonché per il controllo delle emissioni industriali in atmosfera. Da tali benefici siamo assenti per il disinteresse dell’amministrazione comunale in carica nell’anno 2007.

L’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Campania, Ente strumentale della Regione Campania, è stata istituita con legge Regionale n. 10 del 29 luglio 1998 con il compito di sviluppare attività di monitoraggio, prevenzione e controllo a tutela della qualità del territorio e per favorire il superamento delle molteplici criticità ambientali della Campania.
Le attività istituzionali dell’ARPAC sono connesse alle funzioni di protezione e risanamento ambientale in sede locale: vigilanza e controllo del rispetto delle normative vigenti, supporto tecnico-scientifico agli Enti Locali, erogazione di prestazioni analitiche di rilievo sia ambientale che sanitario, realizzazione di un sistema informativo ambientale, attività di ricerca e informazione.
Le sedi operative dell’agenzia sono rappresentate oltre che da una unità Centrale (Direzione Generale) dai cinque Dipartimenti provinciali (ciascuno per ogni provincia della Campania) con il compito di coordinare ed integrare le attività di laboratorio, di controllo, di vigilanza ed ispezione sul territorio.
I centri tematici specialistici rappresentano le strutture di riferimento regionale su temi di particolare interesse: Centro Regionale di Inquinamento Atmosferico (CRIA), con sede a Napoli; Centro Regionale Radioattività (CRR), con sede a Salerno; Centro Regionale Siti Contaminati (CRSC), con sede a Napoli.
L’art. 3 della legge istitutiva (n. 10/98) stabilisce che i comuni, le province e le comunità montane, per l’esercizio delle funzioni di controllo ambientale e di prevenzione collettiva di rispettiva competenza, si avvalgono dell’ARPAC. Il secondo comma stabilisce che l’ARPAC assicura agli Enti locali e ai dipartimenti di prevenzione delle Aziende Sanitarie Locali della Regione attività di consulenza e supporto tecnico-scientifico e analitico, sulla base di apposite convenzioni ed accordi di programma.
Nell’anno 2001 il Comune di Marcianise ha stipulato apposita convenzione con l’ARPAC per stabilire le modalità con cui quest’ultima avrebbe assicurato il proprio supporto tecnico per la prevenzione e per il controllo delle attività ambientali. Nello stesso anno l’Agenzia è stata destinataria di fondi POR ed in tale ambito ha previsto per la provincia di Caserta, e particolarmente per i territori a vocazione industriale e sedi di ASI, una rete di centraline per il monitoraggio e controllo dell'inquinamento atmosferico nonché per il controllo delle emissioni industriali in atmosfera. Risultano, ad oggi, destinatari di 2 centraline ciascuno i comuni di Maddaloni e S. Maria la Fossa, e di una centralina i comuni di Caserta, San Felice a C., S. Maria C.V. ed Aversa. Assente il Comune di Marcianise perché l’amministrazione dell’anno 2007 non ha mai dato la disponibilità del suolo né ha assunto impegni per la fornitura di energia elettrica e per la costruzione della cabina che avrebbe dovuto ospitare la centralina.
Per l’effettuazione di similari indagini, invece, l’amministrazione comunale di Marcianise si è avvalsa di Dipartimenti Universitari, tra l’altro inopinatamente ed illegittimamente in quanto non è stata esperita alcuna gara d’appalto ponendosi i dipartimenti universitari quali enti privati. Si ricorda che, come l’UDC ha più volte sottolineato con veemenza, tali iniziative contravvenivano e contraddicevano un apposito deliberato del Consiglio Comunale.

Questi gli incarichi per i quali i risultati acquisiti rimangono un mistero.

Incaricato: Dipartimento di Chimica della 2° Università degli Studi di Napoli
Oggetto dell'incarico: Studio preliminare sulla presenza di diossine in campioni ambientali ed alimentari sul Territorio del Comune di Marcianise. Durata dell'incarico: 18/01/2008 al 18/09/2008. Compenso: Euro 22.200,00

Incaricato: Dipartimento di Scienze Ambientali della 2° Università degli Studi di Napoli
Oggetto dell'incarico: Indagine sui livelli di radioattività di campioni di acqua di falda e di suoli superficiali del Comune di Marcianise. Durata dell'incarico: 18/01/2008 al 18/04/2008. Compenso: Euro 21.600,00

Incaricato: Dipartimento di Scienze Ambientali della 2° Università degli Studi di Napoli
Oggetto dell'incarico: Valutazione della qualità dell'aria ai fini della pianificazione degli interventi della pubblica Amministrazione contro l'inquinamento. Durata dell'incarico: dal 18/01/2008 al 18/01/2009. Compenso: Euro 9.600,00

Incaricato: Dipartimento di Scienze Ambientali della 2° Università degli Studi di Napoli
Oggetto dell'incarico: Monitoraggio dei campi elettromagnetici nel Comune di Marcianise.
Durata dell'Incarico: dal 18/01/2008 al 18/01/2009. Compenso: Euro 33.600,00

Incaricato: Dipartimento di Chimica dell'Università
Oggetto dell'incarico: Studi di solventi organici aromatici ed idrocarburi clorurati nelle acque di falda del Comune di Marcianise. Durata dell'incarico: dal 18/01/2008 al 18/07/2008. Compenso: Euro 18.600,00

lunedì 8 dicembre 2008

Parola di Occhetto!

8/12/2008 (7:41) - LA POLEMICA - INTERVISTA AD ACHILLE OCCHETTO
"Per avere più potere hanno preferito Craxi a Berlinguer"
Achille Occhetto, ultimo segretario del Pci

L’ex segretario del Pds: l’ansia di entrare nei salotti ha cambiato la natura della sinistra
RICCARDO BARENGHI
ROMA
Achille Occhetto, l’ultimo segretario del Pci, guarda da lontano, e con un certo dispiacere, le vicende che attanagliano il Partito Democratico. Partito in cui non è mai entrato: «Io pensavo a un superamento del comunismo da sinistra, con una visione alternativa al sistema e soprattutto mettendo al centro della propria cultura politica la questione morale».
Invece che cosa è successo ? «Prima voglio dire che non possiamo mettere sullo stesso piano la questione morale che riguarda il centrodestra con questa di cui parliamo in questi giorni. La prima è strutturale, tanto che la incarna Berlusconi. La seconda io la definisco una deviazione, seria e preoccupante, ma comunque una deviazione. Che rivela però un’errata concezione della politica e della funzione dei partiti».
Sarà anche una deviazione, però dura ormai da parecchio tempo: non è mica la prima volta che la sinistra si trova in queste situazioni. «Ricordo perfettamente che nei primi anni Novanta, quando un nostro dirigente milanese venne inquisito per tangenti, io tornai alla Bolognina e chiesi scusa al partito. Non solo: misi in discussione radicalmente il modo di essere dei partiti, il modo di fare politica, dissi che dovevamo fare un passo indietro rispetto alla gestione dell’economia, uscire dai Consigli di amministrazione, dalle stesse Cooperative...».
E non le diedero retta? «Manco per sogno, ci fu una rivolta della Toscana e dell’Emilia. Rivolta che fu immediatamente utilizzata anche al centro, a Roma, per farmi la guerra».
Indovino: D’Alema? «Indovinato».
Quindi che strada presero il Pds, poi i Ds e oggi il Partito democratico? «La strada indicata e seguita da Craxi. Ho visto in questi anni autorevoli dirigenti spiegare che tra Berlinguer e Craxi aveva ragione l’ex leader socialista».
Si riferisce a Piero Fassino? «Anche ma non solo, è stato un vezzo generale che ha riguardato quasi tutto il gruppo dirigente. Come diceva il vecchio Napoleone Colajanni, il repubblicano e garibaldino dell’Ottocento, "il pesce puzza dalla testa"».
Sta dicendo che anche Veltroni e gli altri sono coinvolti? «Ma neanche per sogno, non lo dico perché non lo penso. Vedo che per ora il problema è in periferia, mele marce, cacicchi o come si chiamano adesso, che comunque per me fino a sentenza definitiva sono tutti innocenti. Io parlo di una questione culturale, di una visione della politica»
Cosa intende dire? «L’aver capovolto le idee di Berlinguer sule mani pulite, l’aver scelto di stare sul mercato anche come partiti, l’aver cercato di comprare una banca, l’aver tifato per questa o quella cordata di finanzieri... tutto questo ha cambiato la natura del centrosintra. Poi è evidente che, scendendo "pe li rami", in provincia troviamo il familismo, le commistioni, le cene tra compagni di merendine fatte tra amministratori e costruttori».
Ma perché è stata scelta questa linea, perché Craxi e non Berlinguer? «Perché si sono lasciati trasportare dall’ansia di legittimazione, il bisogno insopprimibile di entrare nel salotto buono. Che poi, come si vede, tanto buono non è. Ci sarebbe stato bisogno di un codice morale come ha fatto Zapatero, in cui si riafferma che la politica deve stare su un altro piano rispetto agli affari, a prescindere dalla magistratura. Un Codice di autoregoamentazione insomma».
Se la sente a questo punto di dare un consiglio al segretario Veltroni? «Certo, ricominciare da quel riformismo colto di Gobetti e Salvemini: la riforma della politica come questione morale. Passando ovviamente per una severa e profonda autocritica. Un processo che andrebbe fatto pubblicamente, coinvolgendo più gente possibile, con un atto nobile, una Convenzione, forse anche un Congresso».
Occhetto è stato l'ultimo segretario del Partito Comunista Italiano (dal 1988) e il primo segretario del Partito Democratico della Sinistra (fino al 1994); è stato co-fondatore e vicepresidente del Partito del Socialismo Europeo nel 1990, deputato e presidente della Commissione Affari esteri della Camera (dal 1996 al 2001); membro del Consiglio d'Europa dal 2002 al 2006. Alle elezioni politiche del 1994 venne indicato come leader della coalizione di sinistra, ma la vittoria del centrodestra guidato da Berlusconi lo spinse a lasciare la segreteria del partito.